GLI ASPETTI PRINCIPALI SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE 2016

Tra pochi giorni gli italiani saranno chiamati a votare sulla riforma costituzionale, una riforma
molto importante per il futuro dell’Italia sia a livello nazionale che internazionale.

Quado è stato presentata la riforma e da chi?

Il 12 aprile 2016 la Corte di Cassazione, l’organo principale della giurisdizione italiana, ha dato il
via libera al referendum costituzionale per delle eventuali modifiche di alcuni articoli presenti sulla
costituzione italiana.

La riforma è stata presentata dal governo Renzi, che è il presidente del consiglio in carica, e da
Maria Elena Boschi, ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, entrambi
membri del partito democratico (PD).

Quali sono i punti basilari riguardanti la riforma?

–    La riforma sancisce il superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto, instaurando così
un bicameralismo differenziato, di conseguenza la Camera dei deputati sarà l’unica ad
esercitare la funzione legislativa, concedendo o meno la fiducia al governo, ma rimanendo
630 deputati.

–    La composizione dei senatori diminuirà, non saranno più 315 ma 100 ( 74 consiglieri
regionali, 21 sindaci e 5 componenti di nomina del presidente della Repubblica), questo
porterà ad una diminuzione di potere in quanto il Senato sarà abbattuto a favore di un
organo rappresentativo delle regioni, dunque, il senato non sarà più chiamato a votare
insieme alla Camera le proposte di legge ma potrà manifestare il proprio parere solo sui
progetti di legge già approvati. Se però si tratta di un ordinamento che riguarda il rapporto
tra Stato e Regioni, l’ assemblea di Montecitorio può respingere la richiesta di modifica solo
a maggioranza assoluta.

–    I senatori non potranno più essere senatori a vita ma solo gli ex presidenti della Repubblica.

–    Ci sarà un cambiamento per quanto riguarda l’elezione del Capo dello Stato. Di fatto sarà
solo la Camera e il Senato a riunirsi per le votazioni del nuovo presidente, escludendo i
delegati regionali. Il nuovo Presidente della Repubblica sarà eletto solo quando i due terzi
della Camera pronunceranno la loro preferenza per un candidato. Alla quarta votazione, se
non si arriverà alla scelta del nome sarà sufficiente i tre quinti per stabilirlo.
–    Nella riforma verrà proposta la modifica del Titolo V della Costituzione, ovvero, tutte le
materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni rientreranno nell’autorità dello
Stato, come ad esempio, l’energia, le infrastrutture, i porti, gli aeroporti e le politiche per
l’occupazione ecc.

–    Altre novità riguardanti la riforma sarà sulla presentazione di una legge popolare o un
referendum. Come citato dal testo del referendum Renzi-Boshi, serviranno 800.000 firme
contro i 500.000 firme di adesso per proporre un referendum, invece per proporre una
proposta di legge ad iniziativa popolare il numero è triplicato, da 50.000 firme a 150.000.
Inoltre verranno introdotti referendum propositivi, già in uso in molti paesi europei, che
hanno l’obiettivo di interrogare direttamente la popolazione su temi di grande importanza e
attualità facendolo aderire al processo legislativo.

–    Inoltre nella riforma costituzionale verrà proposta l’abolizione del Cnel, ovvero l’articolo 99
della costituzione riguardante il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, e
l’eliminazione delle provincie. Se il referendum dovesse sopravvedere il no, entro trenta
giorni dall’entrata in vigore della legge verrà nominato un commissario straordinario a cui
sarà affidata la liquidazione e la ricollocazione del personale presso la Corte dei Conti.

–    Oltre a ciò, come indicato nel referendum, nella legge elettorale verrà introdotto il ricorso
preventivo alla Corte Costituzionale su richiesta di un quarto dei componenti della Camera.
Tra le norme transitorie ci sarà anche la possibilità di ricorso preventivo in questa
legislatura,quindi anche sull’Italicum. Dunque il ricorso motivato dovrà essere presentato
da almeno un quarto dei componenti della Camera o almeno un terzo dei componenti del
Senato entro 10 giorni all’approvazione della norma. La Consulta si pronuncerà entro 30
giorni e, in caso di dichiarazione di illegittimità, la legge non sarà promulgata.

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